Articolo. Il Potere dell’Ignoranza al Potere!


quando il falso condiviso vince sulla dimostrazione della verità di fatto


a cura di Marco Baranello

il Potere dell'Ignoranza al PotereIn ogni parte del mondo ci sono persone che studiano per reale passione, per vero amore nei confronti della scienza e della ricerca della verità. Persone mosse da una naturale curiosità per la conoscenza e soprattutto persone che vedono in “scienza e conoscenza” la possibilità di creare benessere condiviso. Lo scienziato è generalmente piuttosto ingenuo perché crede che l’emergere di una verità attraverso le scoperte scientifiche sia ben accolto dal resto della comunità. Crede fermamente, soprattutto quando è ancora piuttosto giovane, che la verità equivalga alla salvezza! In fondo si tratta di scoperte, si tratta di sapere il “reale” funzionamento della natura delle cose così com’è. La verità, anche quando banale, è semplicemente vera, che piaccia o non piaccia, che sia romantica o meno. Soltanto la verità, comunque, può aiutare perché impedisce di incastrarsi in quello che è stato già definito “loop disfunzionale” (Baranello, 2006), un circuito chiuso, fatto di pensieri e comportamenti basati su errate convinzioni, che tende a mantenere una disfunzione piuttosto che risolvere il problema.
Insomma per mera ingenuità chiunque si occupasse di scienza si troverebbe a pensare alla verità, alla dimostrazione scientifica e all’evidenza dei fatti, come fonte di aiuto per tutti e, per tale aspetto “morale”, a considerare l’emergere di tale verità come una mission. Tutto questo sembrerebbe ovvio e scontato e appunto parliamo di ingenuità dello scienziato, almeno dello scienziato di fatto, quello che vive in piena onestà la propria attività di studio e ricerca.
Il lettore ci permetta ancora una digressione. Abbiamo appena indicato il concetto di “scienziati di fatto“, quelli che per noi sono i veri scienziati, indipendentemente dal loro ruolo professionale o eventualmente accademico. La scienza è per sua natura libera e non possiamo sapere dove possa nascere il genio, l’innovatore o semplicemente lo scopritore! La scienza non può essere rinchiusa dentro le mura di un’accademia. Quindi lo scienziato di fatto non sempre coincide con lo scienziato di ruolo (con quello che viene pagato per intenderci!). Quando sentiamo parlare di scienza, inoltre, spesso si pensa a scienze naturali, fisiche e matematiche. In questo contesto per scienza intendiamo tutto ciò che risponde a un modo sistematico di studio e ricerca in qualsiasi ambito dello scibile umano. Dalle scienze naturali a quelle umane. Dalla fisica alla biologia, dalla psicologia fino alle scienze politiche. Inoltre va distinta la scienza vera e propria dalla tecnica e della tecnologia. La scienza è la visione teorica, il modello organizzato di pensiero, mentre la tecnica e la tecnologia sono i derivati della scienza e ne rappresentano l’applicazione. Così, per semplificare ed esemplificare, l’invenzione della radio (tecnica/tecnologia) è stata possibile grazie alla scoperta dell’elettromagnetismo.
Abbiamo così introdotto il concetto di scienza distinguendola, senza scinderla nettamente, dalla tecnica/tecnologia e distinto tra gli scienziati di fatto e gli scienziati di ruolo, speranzosi che un giorno ogni “scienziato di ruolo” sia anche uno “scienziato di fatto”. Abbiamo inoltre introdotto il pensiero che il vero scienziato sia spesso piuttosto ingenuo nella propria idea che la verità, in quanto per definizione vera, possa essere ben accolta dal resto della comunità e magari ottenere anche un finanziamento per il suo progredire!
Ora abbiamo la necessità di definire altri concetti, quello di potere e quello di ignoranza. Iniziamo da quest’ultimo.

Ignoranza Primaria e Secondaria

Per ignoranza s’intende la “non conoscenza”, il “non sapere”, quindi l’assenza di una nozione. Esistono essenzialmente due tipologie d’ignoranza. Una di base, che abbiamo definito ignoranza primaria, la quale corrisponde alla semplice non conoscenza per mancanza di acquisizione dell’informazione ed esiste una forma di ignoranza, più “patologica”, che abbiamo chiamato ignoranza secondaria la quale nasce invece dal rifiuto della conoscenza o dalla negazione della stessa. Diremo che c’è chi ignora e che chi decide di ignorare!
In questo contesto parleremo essenzialmente dell’ignoranza secondaria, quella che può davvero spaventare soprattutto quando, ed è il tema che stiamo trattando, tale forma d’ignoranza domina in strutture di potere gerarchicamente rilevanti in grado di decidere il corso della vita di molti di noi.

Il Potere

Cos’è realmente il “potere”? Sappiamo che per potere s’intende, anche etimologicamente, una capacità. Comunque, parlando esclusivamente di “potere” senza altra specificazione, di fatto l’accezione non è immediatamente positiva, tutt’altro. L’uso attuale del termine rimanda sovente a un’accezione negativa d’imposizione. Quindi dalla capacità di fare si potrebbe arrivare alla coercizione. Psicologicamente possiamo intendere con il concetto di “POTERE” essenzialmente un “potere decisionale” sia nella sua accezione positiva che negativa. Il potere di scegliere, il potere di decidere! Il vero problema non è nel “potere” ma nell’uso non adeguato di tale potere, in questo caso parleremo di “Abuso di Potere”.
Siamo di fronte a un abuso di potere quando qualcuno (persona o ente) agisce impedendo al soggetto “bersaglio” di poter esercitare la propria libertà di scelta ovvero di agire a sua volta un potere decisionale per la propria vita e organizzazione.

La Scoperta della Verità contro il Falso spacciato per Vero!

Oggi crediamo fermamente di possedere gli strumenti per distinguere quella che sia la verità di fatto da quella che sia un falso spacciato per vero. Il metodo scientifico offre alla maggior parte delle persone la “sensazione” che all’interno di contesti che reputiamo scientifici ci sia la massima conoscenza oppure i massimi standard di verifica della qualità di una ricerca! Pensando a cose complesse come la ricerca scientifica dimentichiamo spesso che dietro una ricerca c’è sempre la scelta di cosa “ricercare” o meglio quale ricerca finanziare!!! Dove sono soldi ci possono essere molti interessi che con la ricerca pura hanno poco a che fare! La scienza è ancora nel suo “medioevo”, il metodo scientifico ha davvero pochissimi secoli e non è detto che sia il miglior metodo esistente! Comunque, entriamo nella questione della “scoperta della verità”. Può sembrare strano ad alcuni ma si entra necessariamente in una questione squisitamente “psicologica”. Perché qualsiasi organizzazione è un’organizzazione psicologica!

Ricordiamoci adesso dell’ingenuo scienziato del primo paragrafo, quello scienziato che si trova di fronte a una scoperta in grado di migliorare la vita di tutti noi, quelle scoperte che in qualche modo sono in grado di cambiare il mondo! Immaginiamo ora che quella scoperta, dimostrabile, sia in “opposizione” rispetto alla cultura scientifica dominante. Cerchiamo di vedere la scena. Ci troviamo davanti a quel caso per il quale la nuova scoperta, in grado di migliorare la vita di tutti, impedisce allo stesso tempo il business basato su vecchi e anacronistici concetti. Sostanzialmente, per capirci, immaginiamo di trovarci di fronte a un “Copernico” contemporaneo o a un “Galileo Galilei” dei nostri tempi.
A questo punto della trattazione, chiediamo al lettore un piccolissimo sforzo d’immaginazione. Un breve esercizio mentale! Per comprendere esattamente quello che stiamo dicendo è necessario “percepire” una sensazione specifica.
L’esercizio è questo. Proviamo sul serio, per solo un attimo, a pensare quanto sia ovvio per tutti noi che sia il pianeta Terra a girare intorno al Sole e non il Contrario. Insomma come il Sole sia centrale rispetto al sistema solare e come i pianeti orbitino intorno ad esso. Insegneremmo ai nostri figli l’idea che sia il Sole a girare intorno alla Terra? Ci sembrerebbe assurdo. Diremmo “ma dai, si sa, è la Terra che gira intorno al Sole!”. Nel nostro piccolo quotidiano, comunque, ognuno di noi, singolarmente, non ha realmente gli strumenti per la verifica di tale assunto. Ci siamo fidati di altri, delle fotografie, della logica scientifica e di altre nozioni arrivate a noi attraverso informazione esterna che ha attraversato qualche secolo (pochi in realtà!). In altre epoche tale nozione non era così scontata come appare oggi. Quello che è accaduto è una secolarizzazione dell’informazione. Nasciamo già con tale nozione, non serve altra sperimentazione, non servono altre osservazioni. Per noi è una certezza, ovvia e banale.
L’esercizio che chiediamo al lettore è di provare a fissare la sensazione che si sperimenterebbe se qualcuno cercasse di convincerci che in realtà sia il Sole a girare intorno alla Terra. “Tu sbagli, il Sole gira intorno alla Terra… ti hanno ingannato fino a ora!!!”… cosa proveremmo? Fissa questa sensazione, cerca di viverla per un attimo!
Ora questa sensazione che proviamo è esattamente la sensazione che avrebbe provato un contemporaneo di Galileo rispetto alla comunicazione della scoperta, nettamente opposta alla convinzione dominante, che in realtà è la Terra a girare intorno al Sole e non il contrario come fino ad allora si pensava.  La sensazione delle persone dell’epoca sarebbe stata di assurdità esattamente come se a noi cercassero di convincere del contrario. Anche il più semplice dei contadini di quei tempi avrebbe messo una mano sulla spalla di Galileo mentre con l’altra indicava il Sole che prima si trovava e Est e poi a Ovest. Avrebbe liquidato Galileo dicendo “Beh, non lo vedi che il Sole si muove? E’ evidente!”. L’osservazione del contadino è fatta con i propri occhi ed è “relativamente vera” ma “assolutamente falsa”. Ora come poteva Galileo convincere i propri contemporanei che tutto quello che avevano detto loro, che tutto quello che per loro sembrava vero, ovvio e scontato, in realtà fosse falso? Pensiamoci bene, al contadino non sarebbe cambiata la vita nel credere l’una o l’altra cosa. Sarebbe cambiato però altro… il Potere di chi si trovava in posizione dominante. Quel potere basato sull’idea falsa, spacciata per verità assoluta e inconfutabile, che fosse il Sole a girare intorno alla Terra.

Insomma Galileo quali strumenti aveva per convincere il mondo che la Bibbia indicava letteralmente il falso, che la verità dell’epoca era in realtà un “falso spacciato per vero”. Galileo non era contro la Bibbia, ma aveva intuito che il linguaggio della stessa non poteva essere preso letteralmente, ma metaforicamente. La tolemaica si basava sull’osservazione del nostro contadino, per capirci, e non sulla dimostrazione scientifica.
Galileo, in sostanza, ha creato il “metodo scientifico di osservazione” (e lo ripetiamo, non è detto che sia il metodo corretto, appare attualmente il migliore!). Lo strumento che Galileo credeva potesse convincere il mondo era proprio questo, la dimostrazione! La storia ha però dimostrato ampiamente che non bastò a Galileo la dimostrazione contro il potere dell’ignoranza al potere! Galileo, semplicemente, non aveva il “potere” (la capacità) sufficiente per convincerli, il potere della dimostrazione scientifica non era assolutamente sufficiente, il potere della verità non bastava. Il “POTERE” ovvero la capacità di convincere era in mano a chi all’epoca rivestiva cariche decisionali dominanti. All’epoca era la Chiesa, ma non è questa una condanna alla Chiesa sia chiaro. Il nostro concetto è molto più ampio e prende tutti coloro che oggi, Chiesa, Politica, Ordini, Accademie, Magistratura, si trovassero in una posizione dominante tale da poter esercitare un potere decisionale sulla vita di tutti noi.
Non crediamo che gli uomini di chiesa dell’epoca fossero stupidi o non in grado di vedere la verità, tutt’altro. Forse erano tra i pochi a possedere la cultura sufficiente per farlo.
Le teorie copernicane dimostrate da Galileo attraverso la nuova osservazione scientifica però contrastavano con la Tolemaica, contrastavano con l’analisi letterale della Bibbia che, scritta su ispirazione divina, non avrebbe potuto contenere falsità ma l’unica e sola verità! Non crediamo neanche che gli uomini di chiesa dell’epoca pensassero davvero questo ma se si fosse evidenziato che la Bibbia contenesse un errore allora la Bibbia sarebbe stata fallace, pertanto non più utilizzabile come fonte assoluta di verità tale da fungere da strumento di valutazione del bene e del male! La verità offerta da Galileo, semplice oggi, ovvia e banale, non poteva emergere, non poteva diffondersi, altrimenti la Chiesa avrebbe perso buona parte del proprio “Potere Decisionale” sul resto della popolazione.
Questo è il caso lampante di cosa intendiamo per “il Potere dell’Ignoranza al Potere”. Chi rivestiva posizioni dominanti all’epoca non erano ignoranti per mancanza d’informazione. Hanno deciso di ignorare la verità, hanno evitato accuratamente di “guardare nel cannocchiale”, hanno coperto la verità facendo emergere come vero il falso! In fondo “l’uomo della strada” quali strumenti conoscitivi e tecnici poteva avere per valutare da solo cosa fosse realmente vero. Sotto la false veste della tutela c’era chi avrebbe pensato per lui, l’Istituzione in posizione dominante, gli autorevoli, i dotti avrebbero aiutato il popolo a conoscere la verità!!!!! Quelli che,  non volendo conoscere per questioni di potere, abbiamo già definito “gli ignoranti secondari”. I più pericolosi perché godono di potere, prestigio, autorevolezza.
La Teoria Copernicana doveva essere considerata necessariamente falsa da chi in quel momento rivestiva un ruolo di potere decisionale, di potere di vita e di morte su tutti gli altri. Ecco che emerge l’ingenuità dello scienziato che, credendo nella ricerca della verità, si è scontrato con l’ignoranza secondaria di chi vuole negare la conoscenza per non perdere il proprio potere temporale. Anche all’epoca probabilmente sapevano che prima o poi tutto quello sarebbe emerso, che nel corso di anni o secoli l’eredità intellettuale di Copernico e Galileo sarebbe in qualche modo emersa. Non è importante quello che accadrà nel futuro, ciò che importa per chi detiene un potere in determinato momento è che quel potere rimanga tale per una o qualche generazione!
Questo esempio potrebbe portare molte persone a credere che stiamo parlando di “altri tempi”, di cose che oggi sono molto diverse. Ci permettiamo di dire che non è così. Gli “altri tempi” non esistono, esistono soltanto infiniti qui-e-ora. Infatti va distinta la “cornice” entro la quale si evidenzia l’abuso di potere dal “processo” che indica che l’abuso è in atto. Andiamo ora ad analizzare quella che abbiamo definito la “formula dell’inquisizione”, verifichiamo insieme il sillogismo utilizzato dalla Chiesa all’epoca di Galileo. L’analisi del processo ci permetterà di distinguerlo dal contenuto e verificare se viene anche oggi messo in atto in contesti contemporanei.

La Formula dell’Inquisizione

Analizziamo la formula utilizzata dall’inquisizione contro quelli che la Chiesa considerava eretici, come Galileo Galilei o Giordano Bruno, solo per citare esempi noti.
La premessa dell’Istituzione era semplice: “i testi sacri, la Bibbia, contengono la verità letterale e assoluta”. Quindi tutto ciò che divergesse da quanto indicato nelle sacre scritture sarebbe di conseguenza falso. Aggiungiamo il fatto che per la legge dell’epoca l’Eresia fosse un reato grave. Quindi contrastare o mettere in discussione la Bibbia avrebbe rappresentato eresia, quindi un reato da condannare. Ecco la logica inquisitoria. “Dato che sui testi sacri c’è scritta la verità letterale, chi affermasse il contrario sarebbe eretico, quindi dato che l’eresia è un reato e che i reati devono essere punti, allora l’eretico deve essere punito.” Ora ripuliamo la logica dai concetti di “testi sacri” ed “eresia”, svincoliamola dalla Chiesa ed otteniamo la formula sintetica: “Dato che noi reputiamo che questo sia vero, qualsiasi cosa vi divergesse sarebbe falso e quindi condannabile”.
Proviamo a vedere se sia applicabile ai tempi “moderni”.  Togliamo di mezzo la Chiesa come già detto. Oggi c’è una chiara divisione tra l’impostazione teologica e quella scientifica. Proviamo a vedere se la formula dell’inquisizione sia applicata nei contemporanei contesti accademici. Al posto dei “testi sacri” proviamo a mettere il concetto di “comunità scientifica” e vediamo come suona! “dato che la comunità scientifica afferma questo, e questo è vero, tutto ciò che divergesse da tale verità, sarebbe falso e quindi condannabile”. Inizia a suonare familiare?
Avete mai sentito affermare dai dotti, prestigiosi e autorevoli accademici “questo non è riconosciuto dalla comunità scientifica” oppure “la comunità scientifica afferma questo o quest’altro?” o ancora “non vi è dimostrazione scientifica che…”. Quest’ultima frase è davvero molto inquietante. Perché spesso l’assenza di una ricerca in una direzione significa semplicemente che non sia stata finanziata tale ricerca!!!
La domanda che ci dobbiamo porre però, e che nessuno osa porre realmente, è chi sia questa comunità scientifica, da chi è realmente composta, sono davvero tutti d’accordo tra loro, c’è un riferimento univoco, ad esempio posso contattare la comunità scientifica telefonicamente o via email? Insomma la comunità scientifica dov’è, chi è? Ovviamente non è un ente organizzato, non è struttura, ma è un ente astratto. Di nuovo entra in gioco il “POTERE” psicologico di influenzare gli altri, il potere della comunicazione di chi si trova in posizione dominante!
In realtà tutti coloro che si occupano di scienza con una certa metodologia, a qualsiasi livello, fanno già parte della comunità scientifica di fatto! Tant’è vero che la “comunità scientifica” non è unanimemente d’accordo su tutto, ma all’interno della stessa ci sono posizioni anche diametralmente opposte tra loro. Non è neanche detto, è la storia della scienza insegna, che ciò che in determinato momento storico è scientificamente ritenuto valido all’interno delle accademie sia realmente vero. Basti pensare che prima di Faraday si credeva che le cariche elettriche, usando un modello idraulico, passassero all’interno di un conduttore. L’elettromagnetismo nasce proprio dall’osservazione di Faraday che tale teoria non poteva giustificare l’interazione tra quella che all’epoca veniva chiamata “forza elettrica” e l’ago magnetizzato di una bussola! Le due “forze” (concetto dell’epoca, ndc) necessariamente interagivano. Oggi lo chiamiamo “elettromagnetismo”. Per citare un altro esempio di quanto la comunità scientifica sia non unanime su tutto ricordiamo che in psicologia esistono almeno quattrocento scuole di pensiero diverso in contrasto tra loro, per non parlare di tutte le posizioni diverse di tipo economico, sociale, politico e in particolare quelle di tipo filosofico. Il problema nasce quando un gruppo legato a una certa professione o a una certa visione scientifica acquisisce un “Potere Decisionale”, un ruolo di posizione dominante rispetto ad altri. Ordini professionali, accademie, sono gruppi che hanno un ruolo istituzionale, quindi una posizione di dominio. E’ come se a un certo punto dalla scienza pura e libera si arrivasse a una “scienza di Stato”, una scienza imposta dall’alto che, per definizione, perderebbe il suo status di libertà e autonomia in grado di permettere di accedere a nuove scoperte! Sugli ordini professionali possiamo aprire un’ampia parentesi, perché il rischio d’ingerenza nelle autonomie scientifiche e professionali e di conseguenza su tutti noi è molto elevato. Parleremo proprio degli ordini perché, in conclusione, porteremo un chiaro esempio di quello che accade oggi.

Rischio d’ingerenza degli Ordini nelle Autonomie Scientifiche e Professionali

Cerchiamo insieme di vedere la composizione di chi “governa” un ordine professionale, soprattutto per le professioni che hanno un forte legame con la scienza come medici, psicologi, biologi, ingegneri, ecc.
Un ordine professionale è costituito da persone (ricordiamolo sempre che ci sono persone dietro ogni ente) interne a una specifica disciplina e professione. Quindi le persone che amministrano l’ordine dei medici sono medici, quelle che amministrano l’ordine degli psicologi sono psicologi, e così via. In genere l’ordine è organizzato come il parlamento. Nella maggior parte dei casi sono organizzati in piccoli gruppi “politico-professionali” ovvero potremmo vedere che c’è un gruppo di maggioranza e gruppi di minoranza. Ma quant’è la rappresentanza di persone all’interno di un’ordine. Beh, davvero esigua, in genere non superano 15-16 persone in totale per gli ordini più grandi. Stiamo quindi parlando di un pugno di persone che hanno in mano un potere decisionale nei confronti di decine di migliaia di altre persone. Qui entriamo nel vivo di questo paragrafo. Analizziamo i fatti: i consigli dell’ordine sono composti da persone (dato ovvio), sono composti da pochissimi membri, sono composti da soli interni a una disciplina/professione. Ora nasce il vero problema.  Il fatto che ci siano pochissime persone interne a una disciplina che possono decidere per tutti gli altri professionisti della stessa disciplina. L’aspetto psicologico diviene di nuovo importantissimo. Le persone, in quanto tali, sono fallaci e corruttibili. Una persona politicamente eletta in posizione dominante non si trasforma magicamente in un Santo perfetto e super-partes, nell’onnisciente. Chi riveste cariche di potere politico non ha necessariamente un’intelligenza superiore e non è detto che sia necessariamente uno scienziato, un teorico o l’unico che abbia capacità di discriminare il bene e il male, ciò che sia scienza da ciò che non lo sia. Rimane sempre una persona.  Nel mondo scientifico ci sono molte teorie e come abbiamo detto molte posizioni ideologiche anche in contrasto tra loro. La comunità scientifica, che abbiamo già descritto, non è mai unanime. Immaginiamo quindi che poche persone politicamente organizzate all’interno di un gruppo scientifico e professionale e con proprie specifiche ideologie debbano trovarsi a decidere in merito a questioni in opposizione con le proprie teorie. A volte questioni in grado di modificare il loro stesso potere!
Capiamo bene l’altissimo rischio d’ingerenza degli ordini nelle autonomie scientifiche e professionali, senza dimenticare il rischio d’ingerenza delle accademie. Gli Ordini non sono realmente super-partes, sono fatti di persone che interpretato e possono esercitare il loro potere acquisito! L’ordine, secondo la nostra posizione, dovrebbe avere un mero ruolo amministrativo. Gestire l’albo e niente altro. Non deve avere potere decisionale di tipo sanzionatorio. Poi parliamoci chiaro e parliamo della realtà dei fatti. Chi riveste cariche di potere dominante si relaziona con altri che rivestono stesse posizioni. Diremo che raggiunti alcuni “livelli” si conoscono tutti tra loro, a si creano legami, amicizie e scambi proprio a quei livelli, creando uno scollamento dalla base. I media si rapportano a persone in posizione dominante come se fossero fonti di maggiore autorevolezza, mentre sono fonti identiche alle altre (il contenitore non ha più valore del contenuto in ambito scientifico!), i magistrati tengono più in considerazione tali fonti, accademie e istituzioni lo stesso e così via. Poi per quanto riguarda le accademie, molto spesso c’è un forte legame con ordini e magistratura. Spesso troviamo i consulenti tecnici dei magistrati che rivestono cariche ordinistiche o accademiche.
Così l’opinione di una persona in posizione dominante (e non sempre è per speciali qualità scientifiche che si raggiungono tali posizioni… basta pensare agli scandali quotidiani della corruzione, del nepotismo, del potere economico sulle scelte politiche, ecc.) ha un peso specifico superiore all’opinione di chi non riveste tale carica. Insomma “IPSE DIXIT” se l’ha detto lui, l’autorevole, il prestigioso, il potente non si può discutere! Diremo che l’illusione della libertà di discussione c’è, ma poi chi è in posizione dominante ha anche il vantaggio dell’ultima parola, della scelta definitiva.
Queste scelte, come nel caso di ordini professionali, di magistratura, ecc. possono determinare la nostra vita in modo molto, ma molto pesante. Possono determinare anche la perdita della nostra libertà di scelta.
Ecco perché suggeriamo se non l’eliminazione degli ordini professionali che potrebbero essere sostituiti da più associazioni liberamente organizzate, almeno un depotenziamento del potere sanzionatorio. Il rischio è davvero troppo elevato per correrlo!

Conclusione

Questo breve saggio nasce con l’obiettivo di mettere in discussione anche le nostre più ferme convinzioni su aspetti “psicologici” di giusto e sbagliato, di vero e falso. Mettere sempre in dubbio la premessa e valutare ciò che c’è a monte di un’affermazione! La libertà deve poter essere una condizione, uno status dell’essere umano e non una concessione. Spesso ci accorgiamo amaramente di non essere liberi quando proviamo a esercitare volontariamente la nostra libertà. Quando subiamo ingiustizie, quando vediamo che una ricerca scientifica viene censurata, quando una scoperta viene banalizzata e spazzata via con un colpo di spugna, quando la nostra opinione viene contrastata attraverso azioni che possono ledere davvero e concretamente la nostra vita.
Una cosa la dobbiamo ricordare, se una ricerca subisce censura, se l’innovazione non viene fatta emergere semplicemente non sapremo della sua esistenza. Vedremo solo quello che emerge non quello che, pur esistendo, non appare ai nostri occhi! Quanti ricercatori, studiosi, scienziati puri sono stati “eliminati” dal sistema lobbistico politico ed economico. Beh, molti ma molti di più di quelli che sono arrivati agli onori della cronaca! La corruzione è presente ovunque e si vede ogni giorno. Non siamo certo stati noi a parlare per primi di “Baroni Universitari”, gli scandali sono infiniti e quotidiani! Quanti ricercatori scappano dall’Italia ad esempio e poi, parliamoci chiaro, quando sentiamo parlare di ricerca scientifica ci siamo mai chiesti chi decide quale ricerca portare avanti e finanziare? Lo abbiamo già detto nei paragrafi precedenti ma lo ribadiamo. Pensiamo sempre che c’è qualcuno che decide quale ricerca finanziare, quale ricerca portare avanti!
Ecco il “Potere dell’Ignoranza al Potere”. Non è l’ignoranza che non conosce è la profonda ignoranza di chi vuole negare la verità, di chi si oppone al cambiamento derivato da nuove conoscenze, di chi ha paura di perdere il proprio ruolo politico-economico. Ed è la sconfitta palese della ricerca della verità e della dimostrazione scientifica. La dimostrazione scientifica è meno potente dell’ignoranza! Perché chi vuole ignorare, avendo il potere di farlo, può censurare la verità in favore di quel “falso spacciato per vero” del quale abbiamo parlato. La soluzione esiste e si chiama educazione. E’ necessario che ognuno di noi si rieduchi da solo alla lettura dell’informazione, all’analisi delle nozioni. E’ necessario conoscere quindi la FORMULA DELL’INQUISIZIONE. Perché dietro tanti contenuti, quando si innesca lo stesso processo, conoscendo come funziona sapremo anche distinguere quando c’è un attacco alla nostra libertà, alla nostra intelligenza. Quando c’è assolutismo nelle affermazioni di chi riveste cariche di potere, forse è proprio in quel momento che dobbiamo avere paura, che dobbiamo dubitare!

Un ultimo esempio può aiutare a capire queste affermazioni. L’Ordine degli Psicologi del Lazio intorno al 2009/2010 ha, ad esempio, dichiarato e lo sintetizziamo che “l’unica forma di cura dei disturbi mentali sia la psicoterapia”. Leggiamo insieme questa affermazione. L’UNICA FORMA DI CURA significa che altro non possa esistere quindi di conseguenza che altro non possa essere scoperto, che altro non possa essere applicato al di fuori di ciò che è il già conosciuto. Una posizione che crediamo fortemente anti-scientifica. Questa affermazione dell’ordine non soltanto è di tipo assolutista quindi non permette discussione, dibattito o confutazione, ma è anche utilizzata dall’ordine come punto di riferimento per decisioni di sanzione!
E’ un atteggiamento evidentemente all’opposto di quello che definiamo “scienza” o “scientifico”. Inoltre ricordiamo a chi non lo sapesse che il ristretto ambito della psicoterapia (guarda caso le scuole di psicoterapia sono esclusivamente private e spesso legate a un qualche docente universitario!!) non copre tutta la formazione scientifica disponibile. Esistono molti modelli teorici scientificamente validi e riconosciuti da un’ampissima parte della cosiddetta comunità scientifica che assolutamente sono in antitesi con la psicoterapia. Insomma, com’è ben evidente, la formula utilizzata dall’ordine degli psicologi del Lazio non è una formula di apertura ma una formula di chiusura assolutista che vuole costringere, quindi imporre dall’alto, a una scelta.  Da una parte si vuole costringere ad esempio lo psicologo a formarsi soltanto nelle scuole di psicoterapia anziché poter scegliere in modo libero, secondo scienza e coscienza, altri tipi di formazione e dall’altra vorrebbe costringere le persone con un problema psicologico a scegliere soltanto ed esclusivamente la psicoterapia.
Insomma una lesione vera e propria, un trauma, alla libertà di scelta. Questo esempio non è di “altri tempi”, è proprio dei nostri giorni, dei nostri tempi, è proprio di questi anni, in questo nuovo millennio… il 2000! Beh, sono passati più di 400 anni dalle questioni dell’inquisizione contro Galileo e Giordano Bruno ma la formula sembra ancora essere la stessa! Ecco che “gli altri tempi” non esistono! Cambiano i contenuti, ed è questo che disorienta, mentre il processo rimane esattamente lo stesso!
L’atteggiamento anti-scientifico, quello che abbiamo definito “ignoranza secondaria” emerge ancora una volta nell’istituzione ordinistica. Ancora una volta è l’Ordine degli Psicologi del Lazio che si distingue! Qualche anno fa l’ordine si è interessato alla nostra teoria, la psicologia emotocognitiva. La teoria è citata anche su libri di accademici, utilizzata come fonte scientifica anche da docenti universitari. Quindi possiamo affermare che abbia ottenuto un suo riconoscimento scientifico. Ovviamente, come ogni teoria, troverà degli aderenti come degli oppositori. Fin qui nulla di male. In fondo noi, come scienziati, siamo aperti al confronto, al dibattito, alla critica. Guai se si impedisse a uno scienziato il dissenso, non permetterebbe di arrivare all’obiettivo ultimo della ricerca scientifica che è il miglioramento della vita di tutti noi.
Cosa è accaduto però quando è stato l’Ordine ad interessarsi a una teoria diametralmente opposta agli assunti teorici base dei rappresentati dell’ordine in quel momento? Beh, possiamo immaginarlo… hanno utilizzato il loro potere dominante per contrastarla. Un contrasto però non basato sulla conoscenza, ma come l’inquisizione romana, sulla volontà dichiarata di non conoscere! Non stiamo scherzando, è tutto scritto nero su bianco e dimostrabile. Infatti abbiamo formalmente invitato i rappresentati dell’ordine, che non conoscevano ciò che criticavano, a un nostro convegno rivolto alla comunità scientifica degli psicologi. La sede di un convegno, dove sarebbero stati offerti dati, spiegazioni, dove ci sarebbe stata la possibilità di confronto scientifico, crediamo sia la sede adeguata per il dibattito in materia scientifica. Bene, la risposta, scritta quindi dimostrabile, dell’Ordine è stata di rifiuto a partecipare. Proprio il presidente dell’Ordine poi dichiarerà, ufficialmente, di non conoscere i contenuti della teoria, quindi il loro attacco era aprioristico, l’attacco dell’inquisizione che non ha voluto vedere nel cannocchiale di Galileo, un attacco “politico”, un attacco da una posizione dominante. L’ennesima dimostrazione di quanto “Potere” abbia l’ignoranza al potere!
Ora, agli occhi del mondo contemporaneo, la verità qual è? Quella che sostiene l’ordine quando afferma che l’unica forma di cura dei disturbi mentali sia la sola psicoterapia, imponendo la visione dall’alto senza offrire possibilità di critica o di dissenso oppure la verità è altrove? Chiediamo se oggi è davvero questo ciò che vogliamo! Vogliamo ancora che piccoli gruppi di persone organizzate possano determinare da posizione dominante la nostra vita, che possano scegliere per noi e sostituirsi alla nostra intelligenza?
Noi siamo i primi a riconoscere la necessità di tutela e in più siamo per la tutela massima del diritto alla libertà di scelta, siamo promotori di un pensiero che possa portare ognuno di noi ad essere l’artefice indiscusso della propria esperienza. Quando invece c’è chi vuole minare tale libertà offrendo una visione assolutista imposta dall’alto, è lì che vogliamo che le cose cambino. La vita che abbiamo è una soltanto, che tra mille anni questi abusi non ci saranno più andrà bene per chi vivrà tra mille anni, ma nel frattempo è la nostra vita attuale ad essere messa a rischio e quella di chi amiamo. Questa vita è il nostro valore più prezioso, è un tempo breve, una moneta che si può soltanto spendere! Noi vogliamo sia un futuro migliore ma che parta da un presente migliore!

Marco Baranello
Pavia 9 novembre 2017

come citare questa fonte

Baranello, M. (2017)
il Potere dell’Ignoranza al Potere.
SRM Psicologia, Pavia, 9 novembre 2017
www.scuolapsicologia.com

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