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Nuova terapia psicologia breve ansia e panico. Cure naturali del disturbo di panico senza farmaci e senza psicoterapia


Terapia Psicologica Breve Disturbo di Panico Si stima che il disturbo di panico (inserito nel DSM-5 tra i disturbi d’ansia, APA 2013) colpisca almeno il 20% della popolazione generale rappresentando uno dei disturbi di natura psicologica più diffusi e, di conseguenza, più studiati e trattati. Non è certo un mistero che nella maggior parte delle nostre case sia passato un farmaco ansiolitico o un suo corrispettivo omeopatico e un qualche altro rimedio naturale per ansia, attacchi di panico e fobie. Ognuno di noi probabilmente conosce almeno una persona, un amico, un collega, un familiare che abbia sofferto o soffra di crisi d’ansia o di qualche disturbo collegato. Altresì ognuno di noi ha vissuto in un qualche momento della vita (dall’infanzia a oggi) dei sintomi d’ansia anche senza diventare un vero e proprio disturbo. L’ansia propriamente detta è infatti una reazione fisiologica del tutto sana e normale che, come ben spiega la psicologia emotocognitiva, si manifesta come attività dell’organismo tesa a ridurre stati di eccitazione del sistema nervosono centrale (SNC). Il sintomo “ansia” non rappresenta un disturbo, sia ben chiaro.
Anche un singolo episodio di panico (tachicardia, sensazione di svenire o vero e proprio svenimento, paura di perdere il controllo, paura di impazzire, mancanza d’aria, tremori, sbandamenti, sensazione di irrealtà, parestesie, ecc.) non può essere immediatamente definito disturbo. Per parlare di disturbo di panico è infatti necessario che le crisi d’ansia siano ripetute all’interno di un periodo prolungato e che interferiscano con il normale o auspicabile svolgimento delle attività della vita quotidiana dal punto di vista personale, relazionale, sociale, lavorativo (o scolastico). Dall’esperienza clinica pluriennale presso i nostri centri di psicologia emotocognitiva sappiamo bene che chi soffre di disturbo di panico dopo un po’ non vive più le fortissime crisi d’ansia dell’inizio ma manifesta quella che viene definita “ansia anticipatoria”. Si tratta di un vissuto quasi costante di ansia che si manifesta in relazione all’idea che in alcune situazioni e contesti si possa presentare un vero e proprio attacco di panico. Così si inizia a vivere in allerta, in un costante stato di allarme che ci trasforma in persone ipersensibili a specifiche situazioni. E’ molto comune l’associazione tra attacchi di panico e agorafobia. Quando il disturbo di panico si presenta in comorbidità con l’agorafobia ci si trova a evitare o ridurre molte attività, eventi, situazioni e luoghi! La maggior parte delle persone che soffre di ansia e panico con agorafobia evita spesso luoghi affollati o dai quali potrebbe essere difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di crisi d’ansia. Si evitano mezzi pubblici, metropolitana, per non parlare dell’aereo (il mezzo più evitato!), si evita di prendere l’auto da soli oppure in specifiche situazioni (es. si evitano le autostrade oppure le strade isolate), si evitano cinema, concerti, teatro, centri commerciali e così via. Chi invece non evita vive comunque la situazione con estrema ansia e preoccupazione, cercando di controllare e resistendo all’ansia. In pratica l’allerta e l’ansia impediscono di vivere come si vorrebbe, accompagnano tutti i giorni e tutte le attività. Moltissime persone portano sempre con sé farmaci, una bottiglietta d’acqua o altro. Il farmaco non sempre viene preso, tutt’altro, ma diventa una sorta di ancora di salvezza, una specie di paracadute. La maggior parte dei pazienti dei nostri centri di psicologia emotocognitiva dichiara di portare il farmaco con sé perché “non si sa mai”, in caso di emergenza. In realtà questo tipo di comportamento diviene parte integrante del disturbo impedendo di fatto alla persona che soffre di disturbo di panico di sbloccare quello che la psicologia emotocognitiva ha definito “Loop Disfunzionale” (Baranello, 2006). Il “loop disfunzionale” di Baranello è un circuito chiuso fatto di azioni, pensieri e comportamenti che, messi in atto autonomamente dalla persona nel tentativo di risolvere il problema, in realtà sembra mantenere se non peggiorare il disturbo. Molti autori banalmente e superficialmente parlano del problema del disturbo di panico come “paura della paura”. Ovviamente è facile ritrovarsi in un concetto così ovvio e piuttosto filosofico. Nella realtà psicofisiologica funzionale, così come scientificamente spiegato dalla psicologia emotocognitiva di Baranello, si attiva un processo di iperecccitazione del sistema nervoso generato da un tentativo volontario di controllo dello stesso aumento di aurosal autonomo dell’organismo. Questo determina un tentativo del nostro corpo di ripristino di uno stato di normale eccitazione sistemica attraverso contrazione involontaria determinando di fatto l’innesco del “loop disfunzionale” a causa del vissuto psicofisiologico di sofferenza primaria. Si passa così da un semplice e normale sintomo a un più complesso, lungo e spesso invalidante disturbo. Questo significa che quando la manifestazione sintomatologica non è dovuta a specifiche condizioni mediche come problemi cardio-polmonari o ipertiroidismo, il disturbo di panico altro non è che un disturbo “mentale”. Il termine “mentale” è piuttosto anacronistico e spesso fuorviante, infatti è utile ricordare che non si tratta di una malattia. Il disturbo di panico non è una malattia, significa anche che non va curato in senso classico ma più efficacemente corretto! Sono ormai anni che, in seno alla psicologia emotocognitiva, abbiamo proposto di modificare il concetto di “disturbo mentale” in un più scientifico e moderno “disturbo dell’organizzazione psicofisiologica”, speriamo che tale cambiamento possa diventare una realtà diffusa e consolidata.
Per tornare al discorso sul disturbo di panico, escludendo specifici problemi di natura medica o gli effetti di sostanze che, da soli, potrebbero giustificare la manifestazione dei sintomi di ansia e panico, la diagnosi sarà di “disturbo di panico” e quindi di tipo prettamente psicologico, o meglio, psicofisiologico. La stessa manifestazione “attacco di panico”, quando è determinata da una condizione medica non va curata in quanto tale ma va invece trattata la patologia medica che la determina. Quando invece ci troviamo ad aver escluso le condizioni mediche, ed è così nella maggior parte dei casi, si può passare ad altri tipi di trattamento assolutamente senza uso di farmaci e, secondo i nostri nuovi modelli, anche senza psicoterapia, quindi senza scavare nel passato, senza indagare presunte quanto arbitrarie cause inconsce e senza focalizzare l’attenzione su ipotetici ma poco dimostrabili traumi. In psicologia emotocognitiva non si utilizzano né strumenti invasivi, né tecniche di ipnosi con o senza trance, non si utilizzano inganni terapeutici né si gioca su paradossali tecniche comportamentali. Insomma è ancora una volta chiaro che non si applica alcuna forma di psicoterapia. Per inciso ricordiamo che la psicoterapia non è la terapia psicologica. Infatti la prima può essere applicata anche da medici-psichiatri senza laurea in psicologia mentre la seconda, la terapia psicologica propriamente detta, è una procedura di tipo prettamente psicologico, quindi applicata esclusivamente da psicologi!
Il trattamento psicologico applicato in psicologia emotocognitiva è invece di tipo estremamente pratico e razionale, focalizzato sul qui-e-ora della manifestazione e del mantenimento del disturbo, è basato su tecniche prettamente educative tese a scardinare le errate convinzioni sul funzionamento dell’organismo che portano quale conseguenza un’organizzazione disfunzionale della persona. In sostanza agiamo sicuramente sulle cause ma su quelle che sono le “reali cause” alla base del mantenimento del disturbo di panico, cause che sono attive nel qui-e-ora, presenti contemporaneamente alla manifestazione di sintomi e disturbi. Quando in psicologia emotocognitiva parliamo di cause parliamo di processi organizzativi psicofisioligici e non di “elementi scatenanti” né di passato! E’ un vero e proprio viraggio da una vecchia psicologia filosofica a una più moderna psicologia scientifica.
La parte educativa, in psicologia emotocognitiva, è fondamentale. Ecco perché non si utilizzano né farmaci né psicoterapia. A volte è addirittura sufficiente un ciclo di lezioni di tipo puramente educativo anche senza l’intervento clinico-sanitario dello psicologo. Negli ultimi due anni abbiamo realizzato una nuova modalità basata sul corsi e lezioni per permette anche l’autosoluzione di problemi correlati a ansia e panico. Dopo ben 15 anni di ricerca-intervento siamo riusciti a ridurre nettamente i tempi di soluzione dei disturbi d’ansia e degli attacchi di panico. All’inizio dell’applicazione dei principi della teoria emotocognitiva i tempi di trattamento si aggiravano intorno a circa 20 sedute, oggi abbiamo ottenuto l’83% dei casi risolti entro un ciclo che varia tra le 7 e le 15 sedute complessive, distribuite inoltre in un ampio arco di tempo. Non più terapie lunghe ed estenuanti protratte per anni, né trattamenti di una volta a settimana senza conoscere la fine!  Finalmente un ciclo di terapia psicologica breve riabilitativa del disturbo di panico a frequenza variabile, quindi sostenibile anche per chi vive in città più lontane da quelle nei quali sono presenti psicologi formati in psicologia emotocognitiva. Le prime 3-5 sedute si svolgono a cadenza fissa una volta a settimana, soltanto le primissime sedute nelle quali lo psicologo a indirizzo di psicologia emotocognitiva porta la situazione di disturbo verso lo sblocco, per poi spostare le sedute sempre più in là nel tempo; dopo due settimane dall’ultima, poi dopo tre, poi dopo un mese e così via. Questa modalità di trattamento psicologico permette allo stesso tempo di risolvere il disturbo in tempi brevi, evitare la dipendenza psicologica dallo psicologo, correggere eventuali errori da parte del paziente durante il training riabilitativo in modo da consolidare il cambiamento, prevenire le ricadute e, infine, di far acquisire alla persona strumenti conoscitivi in grado di prevenire anche l’insorgenza di altri problemi psicologici in futuro. In pratica un trattamento completo basato da una parte sulla riabilitazione funzionale e dall’altra su una prevenzione ad ampio raggio, tutto in tempi brevi considerando il numero complessivo delle sedute.
La persona durante il trattamento non si troverà a parlare all’infinito di se stesso, delle sue relazioni o del suo passato, ma sarà al contrario lo psicologo a spiegare il “Come Fare” per scardinare il loop disfunzionale e ripristinare la propria autodeterminazione e tornare liberi di essere pienamente artefici della propria vita senza più essere condizionati dall’idea che con gli attacchi di panico si debba imparare a convivere. L’efficacia statistica piuttosto elevata ci ha portato ha chiederci “perché imparare a convivere con un problema quando oggi esistono strumenti realmente efficaci per risolverlo definitivamente?”. Ovviamente nulla di tutto questo è una “passeggiata”. C’è un impegno di due persone, da una parte il professionista della salute l’obiettivo del quale è offrire alla persone un chiaro e pragmatico “come fare” e dall’altra la persona che chiede l’intervento il ruolo del quale è seguire le indicazioni pratiche offerte dal professionista. Il percorso si sviluppa come un vero e proprio training verso l’obiettivo condiviso di soluzione del problema. Spesso è anche difficile immaginare che possa esistere davvero una soluzione efficace e breve per disturbi con i quali la persona ha vissuto per anni se non per decenni. Ancora più difficile pensare che esistano una soluzione definitiva per coloro che le hanno provate davvero tutte, dalla psicoterapia agli psicofarmaci, dalla psicoanalisi alle cure omeopatiche fino alle sedute di yoga, al training autogeno e altre forme più o meno alternative. Per fortuna la scienza va avanti, è un continuo processo di cambiamento.
Quando ci si trova di fronte a un cambiamento scientifico importante e quindi all’applicazione di nuovi strumenti conoscitivi e d’intervento non è immediata la diffusione e i professionisti come psicologi, counsellor, educatori, medici e altri professionisti della salute ancora applicheranno classiche forme di trattamento o, più in generale, d’intervento. Per molti anni, pur essendo disponibili nuovi trattamenti efficaci per la cura definitiva di ansia e attacchi di panico, ancora la maggioranza dei professionisti applicherà ciò che conosce senza aggiornarsi sulle nuove teorie e, di conseguenza, la maggior parte delle persone crederà che i trattamenti più diffusi siano anche quelli sui quali riporre più fiducia. Questo è quello che accade per ogni innovazione finché non diverrà, per ricambio generazionale, la più diffusa.
In 15 anni di attività clinica e migliaia di casi clinici trattati la psicologia emotocognitiva ha condizionato notevolmente il panorama scientifico. Molti principi sono diventati di patrimonio pubblico come il concetto di “loop disfunzionale”, la ridefinizione dei concetti “sofferenza primaria” e “sofferenza secondaria” nonché dei concetti di “trauma sociale”, “trauma relazionale” e “microtrauma” così come l’importante modello dell’ABC emotocognitivo da qualcuno addirittura copiato e modificato di nomenclatore, oltre che la variazione della definizione psicofisiologica di “bisogno” e “desiderio”. Grazie a numerose citazioni in testi accademici (libri, tesi universitarie) nonché all’ampia diffusione attraverso strumenti di divulgazione pubblica nazionale (tv, radio, riviste, quotidiani) la psicologia emotocognitiva ha modificato molte errate convinzioni che dominavano il nostro panorama scientifico. Come tutte le innovazioni trova nelle persone che hanno visto l’efficacia una forte adesione, perché, parliamoci chiaro, quando soffriamo di un problema andiamo e facciamo passaparola su ciò che è realmente efficace, quello che abbiamo vissuto come soluzione sulla nostra pelle. Invece chi attacca l’innovazione in genere neanche la conosce e spesso sono coloro che hanno basato il proprio business su vecchie scuole di pensiero che vivono con fatica l’enorme cambiamento di rotta dal punto di vista scientifico. Sono soprattutto le persone in posizione dominante all’interno di accademie e ordini che preferiscono rallentare il processo di cambiamento. La storia insegna e nonostante questo ancora non impariamo!
A parte le critiche a un sistema che ha difficoltà di crescita, oggi siamo consapevoli degli enormi passi avanti e dei risultati concreti della ricerca in psicologia emotocognitiva. L’obiettivo finale, da professionisti della salute e ricercatori, è sempre la massima tutela della persona, della sua salute e della libertà di scelta! Per questo motivo il nostro ruolo è informare, rendere disponibili i nuovi strumenti per la terapia psicologica breve di ansia, panico, fobie e per molti altri disturbi psicologici un tempo considerati gravi o cronici e che oggi trovano finalmente soluzione. L’informazione, la divulgazione scientifica e l’educazione sono gli unici strumenti in grado di garantire la libertà di scelta della cura da parte di tutti noi. Chi è informato è libero di scegliere.
Sapendo che per uno stesso disturbo come ansia, panico, fobie, ecc. esistono più strumenti come, ad esempio, da una parte i soliti psicofarmaci e la solita psicoterapia filosofica e dall’altra i nuovi interventi di terapia psicologica breve riabilitativa e l’educazione scientifica, ognuno di noi può essere libero di decidere quali siano le teorie e i metodi più adatti alle proprie esigenze. La tutela di tale libertà di scelta della cura deve essere sempre garantita dalle nostre istituzioni perché quando esistono nuove opportunità di cura ognuno di noi possa decidere se utilizzarle oppure se rivolgersi ai soliti strumenti!
Ora l’informazione c’è, a ognuno la libertà di valutare, verificare e farne il migliore uso possibile.

PER SAPERE A CHI RIVOLGERSI

a cura di

SRM Redazione (2018)
Nuove Soluzioni per la Cura di Ansia e Attacchi di Panico
SRM Psicologia Rivista, Roma 17 febbario 2018

Riferimenti Bibliografici

APA (2013) Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, V Edizione (DSM-5). Raffaello Cortina Editore, Milano 2013.

Baranello (2006) Psicologia Emotocognitiva: il loop disfunzionale. SRM Psicologia Rivista – Psyreview, Roma 2006. [ LINK ]

Baranello (2006) I concetti di sofferenza primaria e secondaria in psicologia emotocognitiva. SRM Psicologia Rivista – Psyreview, Roma 26 giugno 2006 [ LINK ]