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Come aiutare un figlio depresso o con un disturbo che non ha amici e non esce di casa. Terapia psicologica indiretta


Aiutare un figlio depresso o con disturbi psichiciCapita piuttosto frequentemente che presso i nostri centri di psicologia emotognitiva e i nostri studi per le consulenze educative di Roma e Milano si rivolgano, provenendo da tutta Italia, genitori che chiedono un aiuto concreto per poter aiutare un figlio che appare depresso, che non esce più di casa e non ha amici, che rifiuta la scuola o ancora un figlio che ha ricevuto diagnosi piuttosto invalidanti come schizofrenia o altri disturbi psicotici, disturbo schizoaffettivo, autismo (in particolare una diagnosi attribuita frequentemente è sindrome di Asperger) oppure con diagnosi di depressione maggiore, disturbo bipolare e altre forme psicopatologiche. I problemi che possono riguardare un bambino o un’adolescenze sono davvero molti, i più comuni sono il disturbo specifico dell’apprendimento e l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività). Alcuni disturbi sembra che possano essere in qualche modo gestiti e la famiglia cerca di “tirare avanti” con l’ausilio del sostegno scolastico. Per altri problemi la questione diviene molto più seria e complessa.
Le persone che si rivolgono nei nostri centri di psicologia di Roma e Milano provenendo da regioni e città diverse lo fanno perché non hanno trovato reali soluzioni né sono stati forniti loro strumenti adeguati per gestire il problema quando si sono rivolti presso professionisti della salute, spesso medici-psichiatri o psicoterapeuti nella loro zona. Dobbiamo essere molto chiari e trasparenti. In tutta Italia ci sono psicologi, psichiatri, counsellor, psicoterapeuti, neuropsichiatri, educatori, pedagogisti quindi il primo passo per una famiglia con un figlio che appare depresso, che non esce di casa, che a problemi d’inserimento a scuola e ha difficoltà a intraprendere da solo relazioni di amicizia, è quello di rivolgersi al professionista più vicino. Per molti inizia così un vero e proprio calvario perché il pensiero più comune di tutti noi è che uno psicologo, un educatore, uno psichiatria o uno psicoterapeuta, bene o male, sono tutti adeguatamente formati. Alcuni cambiano entro l’anno i professionisti ai quali si sono rivolti fino ad arrivare a pensare che nessuno possa realmente aiutarli.
Quando i genitori arrivano presso i nostri centri lamentano tutti la stessa cosa: non hanno trovato un reale aiuto. Non hanno ricevuto alcuna indicazione pratica e non hanno acquisito strumenti concreti per poter almeno gestire la situazione. La lamentela è di una forte impotenza al limite della disperazione. Troppo spesso psichiatri, medici, psicologi, psicoterapeuti consigliano terapie combinate tra psicofarmaci e psicoterapia, oppure un qualche sostegno presso un centro diurno di terapia ricreazionale o occupazione. Nei casi più difficili la proposta è di inserire il proprio figlio in un istituto o in una comunità residenziale per malati psichiatrici.
Pensando a nostro figlio, guardandolo nascere e cresce spesso in modo sano fino a prima della pubertà e l’inizio dell’adolescenza, pochissimi di noi si aspettano che quel bambino avrebbe potuto sviluppare un qualche disturbo psichico e soprattutto che cercando una cura ci si sarebbe imbattuti in un sistema sanitario non in grado di risolvere davvero il problema.
Per questo presso i nostri centri di psicologia e i nostri studi di consulenza educativa si arriva soprattutto per passaparola di chi è riuscito o a risolvere il problema dove altri non riuscivano oppure a ottenere con molta chiarezza strumenti per la gestione in famiglia. Non si tratta di miracoli ovviamente, è bene precisarlo. Abbiamo però notato che molti disturbi di natura psichiatrica in realtà potrebbero essere diagnosticati diversamente. Molte diagnosi di disturbi psicotici in realtà potrebbero essere di disturbo schizotipico di personalità, altre diagnosi di autismo potrebbero essere di disturbo ossessivo-compulsivo. A volte problemi di natura psicologica potrebbero rivelare problematiche più semplicemente organizzative. Fin troppo spesso, ed è questa la cosa peggiore, alcune patologie sono in realtà di tipo iatrogeno, generate cioè dalle stesse cure. Quando un figlio non è adulto, quindi per bambini e adolescenti in genere si ricorre a strutture di neuropsichiatria infantile o altri servizi che cercano di tutelare il minore affetto da disturbi psichici. La maggior parte delle persone che si rivolge ai nostri centri dichiara un’escalation negativa rispetto al disturbo nel corso degli anni. La lamentela più comune è che da quando è iniziata la cura, in genere con psicofarmaci come neurolettici (antipsicotici) spesso con risperidone (antipsicotico atipico commercialmente noto in Europa sotto il nome Risperdal della Belga Jansses) il problema sembra peggiorato. La media del tempo che intercorre tra l’inizio della cura e il peggioramento varia dai 12 mesi a circa 3 anni. Quando un genitore cerca di spiegare al medico che da quando il proprio figlio ha iniziato la cura in realtà il problema sembra peggiorare, spesso la risposta è un cambiamento del terapia farmacologica, cambiamenti di dosaggi o addirittura incremento delle cure sia psichiatriche che di sostegno. Difficilmente, è davvero molto raro, il medico si prende la responsabilità del fatto che una cura può in realtà determinare la patologia.
Eppure sono così tante le famiglie che lamentano la stessa cosa che non è possibile rimanere indifferenti. Troppo facile prendersi soltanto la responsabilità della somministrazione di un farmaco e poi rimandare alla famiglia la responsabilità circa eventuali e più gravi effetti collaterali.
Un genitore si trova di fronte a una sorta di scelta forzata e poi arriva alla fine stremato, impotente, rassegnato, stanco. La gestione di un figlio con un disturbo psichico è davvero molto, molto pesante.
Per questo, ormai da oltre 15 anni, presso i nostri centri di psicologia emotocognitiva è stata avviata una ricerca-intervento che ha permesso di mettere a punto dei protocolli sia educativi, sia psicologici di tipo indiretto, cioè rivolti esclusivamente al genitore (o ai genitori) senza la presenza del figlio che manifesta il disagio. Si interviene sullo sblocco del processo circolare noto come “Loop Disfunzionale” (Baranello, 2006) generato dai tentativi di comunicazione messi in atto all’interno del contesto ma che non hanno prodotto risultati positivi. L’intervento indiretto permette al genitore (o alla coppia genitoriale), dopo una valutazione della comunicazione e del comportamento organizzativo adottato all’interno della relazione con il proprio figlio, di acquisire degli strumenti concreti per tentare di portare a remissione (completa o parziale) sitnomi e disturbi e comunque di poter gestire adeguatamente la situazione.
Lo psicologo o l’educatore presso i nostri centri valuta con molta attenzione lo stile di comunicazione dei genitori e come quindi il sistema si è organizzato. Questa valutazione in collaborazione con il genitore permette di individuare delle specifiche strategie di comunicazione e comportamento. Il professionista guiderà in modo molto pratico il genitore verso la modifica del rapporto con il figlio suggerendo esattamente “cosa dire”, le parole esatte, “come dirlo” e “quando dirlo”. Tutto questo sarà supportato da un processo educativo durante il quale si spiegherà in ogni dettaglio, senza lasciare nulla al caso, come acquisire di nuovo un potere di gestione. Il genitore viene visto come l’elemento sano con il quale collaborare attivamente per permettere uno sblocco della situazione patologica.
E’ bene precisare che non tutti i disturbi possono trovare una soluzione definitiva ma possiamo anche affermare che nella maggior parte dei casi si riesce a ridurre nettamente il problema, in qualche caso di minoranza la situazione migliora leggermente e in molti casi alcuni problemi si risolvono completamente soprattutto quando il genitore aderisce a quanto indicato dal professionista.
Il trattamento psicologico indiretto o le consulenze educative per i genitori sono strumenti oggi disponibili per risolvere molti disturbi, sintomi e problemi un tempo (e per alcuni) considerati gravi o cronici. Alcune forme di trattamento sono piuttosto giovani in termini storici e per questo non sempre sono conosciute all’interno di un sistema che ancora adotta vecchie terapie e vecchi strumenti.
Il passaparola è ancora una volta lo strumento che permette a molte persone di accedere a interventi relativamente nuovi che possono rappresentare oggi un’opportunità di risolvere molti problemi.

Per informazioni sui nostri centri di psicologia a Roma e Milano o per gli studi di consulenza educativa, per conoscere seminari e corsi di formazione o altre attività per aiutare e sostenere genitori con un figlio depresso che non esce, che non ha amici, che ha un disturbo psichico o un disagio psicologico è possibile visitare il sito ufficiale di seguito indicato.

I nostri Centri e i nostri migliori psicologi per terapia indiretta in età evolutiva rivolta a genitori sono a Roma zona corso trieste, via salaria, parioli e a Milano in zona piazzale Loreto, corso Buenos Aires.

Segreteria: TEL +39 3937304700
Sito Ufficiale: www.ctpsi.it

a cura di
Redazione SRM Psicologia

SRM Redazione (2018)
Come aiutare un figlio con un disagio. Terapia psicologica indiretta e consulenze educative.
SRM Psicologia, Roma 3 marzo 2018